Sul set di Halloween: il nostro incontro esclusivo con Jamie Lee Curtis e David Gordon Green

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Sul set di Halloween: il nostro incontro esclusivo con Jamie Lee Curtis e David Gordon Green

Charleston, 3 febbraio 2018.
Anche se la temperatura non è quella gelida di New York, anche in South Carolina fa comunque piuttosto freddo. La piccola stradina che è stata perfettamente allestita dal reparto scenografia per diventare Haddonfield, Illinois, è piena di auto della polizia appostate fuori dalla casa dove sono stati commessi dei brutali omicidi. Michael Myers è appena tornato, ancora una volta proprio nella "Notte delle Streghe", e ha mietuto le sue prime vittime.
La scena che la troupe sta girando vede Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) confrontarsi con Hawkins (Will Patton) il capo della polizia locale. Dopo che nessuno le ha dato ascolto quando tentava di mettere in guardia tutti contro lo psicopatico, ecco che adesso la donna ottiene finalmente l'attenzione della polizia, anche se appare ormai troppo tardi... Dopo vari ciak del dialogo serrato che i due attori devono interpretare finalmente David Gordon Green dichiara finita la scena. Il sole è tramontato da parecchio e la temperatura si è ulteriormente abbassata. Mentre la troupe prepara le luci e le macchine da presa per le inquadrature successive, il regista e la star del nuovo, attesissimo Halloween (nei cinema italiani da giovedì 25 ottobre) arrivano per scambiare due chiacchiere con la stampa invitata sul set.

Come si è mosso per realizzare un nuovo Halloween?
David Gordon Green - La cosa che amo di più del cult-movie originale è che ti puoi riconoscere nella sua ambientazione. Parla di persone normali, che si salutano per strada perché si conoscono. Hanno bambini, chiamano le figlie del vicino a fare loro da babysitter. C'è un senso si familiarità nel film di Carpenter e sono partito da quello, non dall’aspetto thriller o sovrannaturale rappresentato da Michael Myers. Sto cercando di essere fedele al senso di realtà dell’altro film, con un “Uomo Nero” che arriva in un posto sereno e lo sconvolge. Allo stesso modo Michael è un personaggio che suscita tante domande e non fornisce risposte: il pubblico lo ama perché continua a non essere spiegabile, e anche a quest’idea fondamentale per il personaggio sono voluto rimanere vicino. La semplicità è il segreto della formula: non spiegare troppo, lascia che sia l’immaginazione del pubblico a lavorare…

Quindi non avete provato ad aggiornare la formula andando incontro ai gusti del pubblico di oggi?
D.G.G. - Abbiamo reso il mondo di Haddonfield un po’ più contemporaneo, non la tecnologia con cui abbiamo girato il film. Niente effetti speciali dirompenti, solo qualche riferimento alla cyber-tecnologia per alcune indagini su Michael Myers. Siamo davvero sicuri che il mondo sia cambiato poi così tanto in piccoli centri come Haddonfield, Illinois? E poi non abbiamo a che fare con mostri straordinari che precipitano dal cielo, ma con un assassino armato di coltello. La scala è ancora a misura d’uomo…

E lei invece come è tornata a vestire i panni di Laurie Strode?
Jamie Lee Curtis - Il mio amico Jake Gyllenhaal aveva appena lavorato con David Gordon Green a Stronger. Mi ha chiamato chiedendomi se poteva dargli il mio numero. Così dopo essere stata contatta David mi ha spiegato cosa voleva fare con il film, mi ha mandato il primo copione e dopo averlo letto per quaranta minuti l’ho richiamato pregandolo di farlo allo stesso modo in cui ho supplicato John Carpenter di farmi recitare nel primo Halloween. Perché la verità è che David lo sta realizzando come venne fatto l’originale: tutti hanno accettato di venire al minimo sindacale e c’è un regista che lavora con i suoi migliori amici, alcuni provenienti dalla scuola di cinema. Al tempo del primo film i migliori amici di John Carpenter erano Tommy Lee Wallace e John Castle. Sul set a Charleston, dove abbiamo girato, ho sentito le stesse vibrazioni.

A proposito di John Carpenter: anche lui è tornato a lavorare a questo film come produttore esecutivo e compositore delle musiche. Come vi siete trovati con lui?
D.G.G. - Io e Danny McBride, con cui ho scritto la sceneggiatura, volevamo rimanere fedeli all’idea originale ma anche divertirci a portare il pubblico su strade sconosciute, magari mollandogli qualche cazzotto nello stomaco durante il percorso. Carpenter ci sta aiutando moltissimo a indirizzare il nostro entusiasmo, aiutandoci molto a capire cosa il pubblico si aspetta da un film come Halloween e di conseguenza come sorprenderlo. Per quanto riguardale musiche non credo che abbia dovuto fare un lavoro complicatissimo: gli abbiamo chiesto praticamente di riscrivere la stessa partitura dell’originale…

J.L.C. – John è contento perché siamo rimasti fedeli alla formula dell’originale, un thriller con dei momenti scioccanti. Sembra davvero di essere tornati ai giorni in cui girammo il primo, purtroppo però senza Debra Hill: non si comprenderà mai abbastanza la sua importanza per la realizzazione del primo Halloween. Credo che il personaggio di Laurie sia un omaggio all’intelligenza, alla fragilità, all’umanità di quella donna coraggiosa. La vulnerabilità di quella figura è stata persa nel corso dei film successivi, che sono diventati più violenti a causa della mancanza di storie veramente interessanti.

Cosa pensa del fatto che tutti gli episodi della saga successivi all’originale siano stati cancellati dalla storia di questo nuovo capitolo?
J.L.C. – Penso sia appropriato. Non ci troviamo di fronte a grandi capolavori di scrittura, di certo non è Shakespeare. Si è trattato dell’interpretazione della storia di molte persone, anche diverse tra loro. Il pubblico amava la saga, quindi hanno continuato a portarla avanti fino al punto che chiunque se ne uscisse con un soggetto anche solo embrionale, ecco che un nuovo episodio di Halloween veniva messo in produzione. E’ la natura del business legato al cinema, posso capirlo. Proviamo a immaginare il franchise come un grande albero, e questo nuovo capitolo è la vera radice della storia. Gli altri rami sono stati tagliati. Non solo è appropriato, ma è anche l’unico modo in cui si può proiettare Halloween nel futuro, tornando alla sua essenza quarant’anni dopo.

Lei è anche una grande attrice comica, come lo è Judy Greer che interpreta sua figlia. Dobbiamo forse aspettarci qualche intermezzo più leggero da voi due?
No. Nemmeno uno. Laurie Strode non può concederseli. Laurie è stata distrutta quando aveva diciassette anni: la sua vita è finita in quella notte di Halloween, ogni cosa le è stata portata via. Per questo ha una relazione complessa con la figlia e la nipote. A dire il vero con chiunque. Le è rimasto solo uno scopo nella vita, ed è pareggiare i conti con Michael Myers.

Come mai avete scelto Charleston per le riprese del film?
E’ una cittadina molto accogliente, mi ricorda moltissimo Austin, dove vivo. A Charleston ho girato per due anni la serie Vice Principals per la HBO. Vi abbiamo aperto una società di produzione e alcune maestranze vi si sono trasferite per lavorare come cast tecnico. Sto cercando sistemi produttivi più a misura d’uomo, luoghi dove lavorare con tranquillità e crescere i miei figli. Charleston è un posto molto tranquillo dove vivere e lavorare. Anche Bill Murray abita a Charleston, lo abbiamo incontrato molte volte durante le riprese! Non lo abbiamo però coinvolto in alcun tipo di cammeo o sorpresa, avrebbe distratto troppo dal contesto che volevamo creare.

Cosa in realtà spaventa Jamie Lee Curtis?
Mi spaventa tutto. Io sono quella a cui gli amici dicono di aver visto un gran film e poi aggiungono: “ma tu non ce la faresti a vederlo…” Amo i documentari, quelli posso sopportarli. Ho reazioni molto violente e rumorose poi quando mi spavento. Non ho problemi col gore, ma le parti dove salti sulla sedia, ecco ancora ho qualche difficoltà a gestirle, mettiamola così…



Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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